FANTASTICI QUATTRO 

#14 - Gioco di specchi e di anime

 

 Storia:

Fabio Furnaletto e

 

Vick Sebastian Shaw

 Supervisione:

Carlo Monni

 Impaginazione:

F. Graziano e F. Strozzi

 Editor-In-Chief:

Carlo Monni

 Inferno2 creato da Fabio Volino

 

 

 

 

 

 

 

 

Stivali neri adornati con stemmi reali d’argento lasciano pesanti impronte sulla neve ancora fresca. Josef dà una rapida occhiata all’orario indicato sulla lente destra: le cifre rosse indicano 19.03. Anche se il radar non indica altri soldati più vicini di cinque metri, finge comunque di doversi sistemare il berretto per assicurarsi di non essere visto. I robot sono raggruppati a tre, proprio di fronte al lunghissimo muro che indica i confini. Un isolato fiocco di neve sfiora il cancello, illuminandosi per l’elettricità che vi è appena passata sopra.

Con cautela, Josef appoggia il fucile sul fianco ed estrae da una delle numerose tasche della divisa una sigaretta ed un accendino non più grande del suo pollice. Mette la sigaretta in bocca e si prepara ad accenderla, ma una mano guantata di nero gliela afferra e la getta nella neve, pestandola.

Per un secondo Josef teme che sia il capo divisione, ma poi osa alzare lo sguardo ed il suo volto recupera un po’ di colore.

-Dieter ! Per il Signore, mi hai fatto morire dallo spavento !

-Ma che ti sei messo in testa ? – gli risponde il compagno sottovoce, notando che uno dei robot ha mosso la testa. Per fortuna non sta guardando da quella parte.

-Vuoi ammazzarci tutti ? Riprendi il fucile e riprendi la guardia ! E non nominare il Suo nome in quel modo, vuoi che ti mettano in un gruppo di recupero sociale !?

-C’è qualche problema, soldato Denkov, Josef e soldato Shenkie, Dieter ? – chiede con voce artificiale il colosso metallizzato di due metri.

-Negativo ! – si sbrigano a rispondere.

-Molto bene. Il vostro re ne sarebbe estremamente contrariato. Eseguite gli ordini, o farò rapporto.

Si allontana a passi rumorosi, nonostante la neve.

-La prossima volta che vuoi farci ammazzare fallo quando non sono in servizio !

-Non stavo facendo niente ! – risponde Josef con un filo di voce.

-Lo sai che non è importante. Ora guarda, i cieli stanno diventando rossi; prendi il fucile e regolalo al massimo, i demoni saranno poco oltre quella collina.

-Cieli rossi. Un segno di sventura.

Centinaia di piccoli mostri alati sbucano all’improvviso, identificati dal complesso hardware in dotazione che li mette sotto tiro prima ancora che siano visibili.

-Nemico in avvicinamento ! Uomini… fuoco !

Il robot abbassa il braccio, sia per dare il via agli spari sia per lanciare un potente raggio laser che passa attraverso un demone, disintegrandolo. L’ondata di mostri rallenta, tentando di penetrare nel paese attraverso un altro itinerario. Decine di automi si alzano in cielo da tutti gli angoli della nazione, presidiandone i confini e facendo letteralmente strage di demoni. I pochi esseri umani impiegati ai confini, guidati da tecnologia senza pari, fanno altrettanto.

“Vi stiamo facendo un favore” pensa Josef mentre continua a sparare “Nemmeno il Diavolo in persona vorrebbe mettere piede a Latveria”.

 

Nello stesso momento, a mezzo mondo di distanza, sono appena passate le tredici. Ma nonostante il fuso orario permetta più luce che non a Latveria, i cieli sono neri. Johnny Storm, meglio conosciuto come la Torcia Umana, sta sorvolando la città lasciandosi come sempre una striscia di fuoco alle spalle.

Sotto di lui la città è impazzita, sotto l’effetto della mistica Cappa delle Ombre. Reed ovviamente ha analizzato il fenomeno da tutti i punti di vista, come fa sempre. Ma che senso ha analizzare con mezzi scientifici una magia ? Non è una cosa stupida per definizione ? A volte Reed è troppo intelligente per il suo stesso bene.

Ormai ha perso di vista il Ragno. Separarsi era sembrata una buona idea…in questo modo potevano fare di più. Ora però è solo.

Ora che ci pensa, vagando senza meta nel cielo, non è abituato a stare solo. Ha sempre avuto il gruppo alle spalle, o anche solo Ben, o una delle sue mille fidanzate. Si mette a pensare a Thalia, ma è un pensiero stupido e si rimprovera da solo. Quella non è neanche una storia seria, è un qualcosa per non essere solo.

“Dove sto andando ? Dovrei essere in città a friggere demoni. Sono un eroe, no ? Sono un eroe… o così continuano a dirmi da sempre, da quando per merito di qualcun altro ho avuto dei poteri. Non posso dirgli che non me ne frega niente di loro, no ? Non posso fare come Ben, che dà sempre la colpa al mondo per quello che gli è successo. Ma che sto dicendo ? L’ha superato, no ? Ha accettato di essere un mostro per tutta la vita, mentre io sto qui a lamentarmi ! Ho una vita perfetta. Ho tutto quello che si può desiderare. Ma non per merito mio !!! E’ tutto così…così... frustrante.

Preda della sua lucida follia introspettiva, Johnny continua il suo volo senza destinazione, inseguito da demoni tutt’altro che interiori. Presto si pentiranno di averlo fatto…

 

Ormai a chilometri di distanza, Reed Richards spegne i sensori della Fantasticar. Non sono riusciti a registrare altro che stupidaggini insensate, e la dimora del Dottor Strange resta inaccessibile.

“Di certo, qualunque cosa stia succedendo là dentro, difficilmente sarà fuori dalla portata di Stephen. In quanto Mago Supremo avrà già compreso l’entità di questo bizzarro fenomeno sovrannaturale e starà approntando i mezzi necessari per porvi fine”.

“Ma che bel discorsetto, Reed. Strano che tu non l’abbia messo in endecasillabi”.

-Chi ha parlato ?

Si guarda intorno, ma non c’è nessuno. Stranamente i demoni si sono allontanati, a tal punto che non se ne vedono nel raggio di almeno un isolato. La radio è spenta, e così il suo comunicatore personale.

-Hai letto i miei pensieri. Sei un telepate ?

“A volte sei troppo intelligente per il tuo stesso bene, Reed. Non riconosci la mia voce ?”

-Assomiglia a quella di mio padre, con un modulatore vocale a 800 Hertz.

Ahaha ! E pensare che ti credono privo del senso dell’umorismo. C’è un solo modo in cui puoi vedermi… atterra in strada, dopo aver girato a destra.”

-E’ illogico. Non serve che io ti veda per sapere chi sei… ma preferisco non sottovalutarti, e constatare di persona la minaccia che puoi rappresentare.

“Non è necessario dirmi queste cose. Io so tutto di te.”

La Fantasticar atterra dolcemente in strada, accolta da un leggero vento che fa svolazzare delle cartacce. Reed deforma una gamba per scendere il più in fretta possibile.

“Ecco, davanti a te. In quel negozio di elettrodomestici.”

La vetrata è stata rotta, probabilmente con un mattone, e manca della merce. Ma non c’è nessuno. Ci sono frammenti di vetro rotti in tutta la strada.

-Se questo è un trucco per separarmi dagli altri…

“Come se fosse mai stato necessario tenerti in disparte dal resto del mondo. Su andiamo…non riesci a vedermi, tra le pareti di vetro del tuo subconscio ? Le ho infrante apposta per te, spero tu valga lo sforzo.”

Invece di analizzare quello che vede, ora Reed si limita a guardare. Riflesso nel vetro, al posto della sua immagine, c’è un uomo in armatura. Indossa un lungo mantello verde scuro, e sull’occhio destro ha una specie di protesi meccanica. Ma il suo volto…

-Tu… sei me ?

“Ora sì. Puoi chiamarmi Dottor Fantastic, se non hai nomi più altisonanti in mente.”

-Lo trovo ridicolo.

“Non posso che apprezzare il tuo disprezzo. L’archetipo che mi ha generato ti è chiaro, spero.”

-A giudicare dal design della tua armatura, tu dovresti rappresentare le mie paure di trasformarmi in qualcosa di simile a mio padre o a Victor. Probabilmente il fenomeno mistico che sta dilagando accentua i disturbi bipolari della personalità, probabilmente influendo sulla parte irrazionale del cervello.

“La tua mente è elastica come il tuo corpo, quando vuoi.”

-Essendo me, sicuramente sai che ho capito che per eliminare il disturbo basterà alterare la forma del mio cervello in determinati punti.

“E dimmi, se sei capace di dirmi perché, se sai analizzare il fenomeno così attentamente, ti rifiuti di indagare ?”

-Questo è errato. Ho già analizzato il-

“Non vorrai darla a bere a te stesso, spero ! Da quando in qua l’incapacità dei tuoi strumenti di funzionare a dovere è un problema per le tue capacità di analisi ? Se a provocare tutto questo fosse un congegno alieno, avresti già immaginato una strategia.”

-Poniamo il caso che questo sia vero. Perché mi rifiuterei di analizzare il sovrannaturale ?

“Non è ovvio ? Perché temi di diventare come lui.”

L’apparizione afferra il mantello col braccio e si copre teatralmente, assumendo una posa drammatica.

“Andiamo, non senti il fascino dell’essere l’uomo più intelligente del mondo ? Il brivido di poter comandare tutti quanti, facendogli credere che è per il loro stesso bene ?”

-Non sono come Victor.

“Allora forse…” – lascia andare il mantello, che si ritrae alle sue spalle; gli cresce un lungo pizzetto grigio, che accarezza meditabondo con le braccia conserte “…non pensi mai a quali incredibili scoperte scientifiche potresti fare, se solo trascurassi qualche piccolo cavillo morale ? Non fantastichi mai sul potere che potresti avere, muovendo le giuste pedine nel grande gioco degli scacchi che è la storia umana ?”

-Questa imitazione di mio padre è veramente pessima. E’ ormai lapalissiano il fatto che questo discorso serve solo per avere più spazio nella mia mente.

“Oh, quello non mi manca. Ogni volta che lodi le creazioni di Victor e di tuo padre, io guadagno tempo. Ogni volta che ti consideri al di sopra di tutti gli altri ed incapace di fallire, io divento più forte. Ogni volta che-“

-Ogni volta che cercano di scatenare le emozioni peggiori della mia famiglia, io penso ad un metodo per proteggerla. E conosco molto bene il lato che tu rappresenti. So benissimo che esisti ma invece di respingerti ti accetto, facendoti capire che sbagli. Quando anche il resto dell’umanità avrà capito che è questo il modo per allontanare l’inferno che stanno vivendo, tutto finirà molto in fretta.

“Sei così sicuro di sapere qual è il lato giusto da mantenere, Reed ? Pensi davvero di essere una persona sola ?”

-Che cosa vuoi dire ?

Una mano gli si appoggia sulla spalla destra, facendolo voltare. E’ Susan, che lo guarda preoccupata.

-Tutto a posto, Reed ? Avevi lo sguardo perso nel vuoto…

Sono ancora sulla Fantasticar. Dev’essere un trucco, o forse un’allucinazione… perché lui si ricorda di essere sceso e di aver parlato con il proprio riflesso. Ma in effetti Susan era nella Fantasticar…allora perché non gli era sembrato strano il fatto di essere solo ? Un’allucinazione, sicuramente.

-Sì, cara, è tutto a posto. Stavo semplicemente analizzando la situazione, tutto qui. Credo che dovremmo parcheggiare la Fantasticar da qualche parte e respingere altri demoni.

-Sono d’accordo. Spengo gli strumenti della mia postazione…

Facendo appoggio sul suo campo di forza invisibile, Sue scavalca agilmente lo schienale della postazione di comando per saltare al suo posto. Mentre preme i due pulsanti necessari a disabilitare i computer, nota qualcosa sul sedile. Lo prende in mano e lo osserva perplessa.

-Strano. Come ci sarà finito qui, questo pezzo di vetro rotto ?

 

Vapori giallastri volteggiano a pochi centimetri dalla pietra secolare, danzando dolcemente attorno a un pentagramma dipinto col sangue. Il mantello verde è scosso da una leggera brezza spettrale, che non osa avvicinarsi troppo. Solo i filtri della maschera gli permettono di non soffocare.

Dita protette dal metallo lucente si muovono con grazia sorprendente, rilasciando con delicatezza polveri e composti chimici. Davanti ai suoi occhi, un manoscritto di diecimila generazioni fa fluttua a mezz’aria protetto da un campo di forza della prossima generazione.

Una voce ferma e decisa ne recita il testo, che dovrebbe essere una preghiera sacrilega al diavolo. Ma in bocca a lui sembra una sfida, quasi un ordine perentorio.

Gocce di sudore scendono sulla sua fronte, asciugate all’istante dalla più amena delle funzioni della sua armatura.

Il rito sta per concludersi. Sente la sua anima nera vacillare, quasi nel timore del risultato. Timore ? Non può esserci timore per lui ! Questo è il suo castello, la sua patria, il suo regno ! Che il Diavolo stesso venga ad occuparsi delle sue legioni, se ci tiene ! E’ forse un vigliacco ? Fa bene a restare in disparte !

Una colonna di luce cremisi si alza dal centro del pentagramma, superando le mura ed uscendo dal castello, per arrivare fin dove il cielo glielo consente, seguendo le mani di chi lo ha evocato. Il suo corpo gli implora di lasciar perdere questo incantesimo, troppo pericoloso per un umano.

Ma lui non è un essere umano, non è imperfetto come tutti gli altri, e niente può osare contraddirlo. Allarga le braccia, e la colonna di luce si espande fino a diventare una cupola. Le pareti di questa oscena invocazione invisibile si allargano, passando attraverso i suoi sudditi e la sua terra, espandendosi fino ai confini più lontani. E’ fatta. E’ una lontana risata, quella che sente ? E’ forse il diavolo che accetta la sua sfida, e si manifesta nella mente degli uomini ? Ora tutto tace.

Victor Von Doom si allontana dal braciere in fiamme, sorridendo alla vista del pentagramma che risplende di luce nelle segrete del suo castello.

-E’ riuscito nel suo intento, Padrone ?

I vapori giallastri si raggruppano, assumendo una forma vagamente umana, e tornando allo stato solido.

-Ovviamente, Zolfo, ovviamente.

-Non comprendo il funzionamento di questa reazione, Padrone.

-Certo, poiché così io ho voluto. Ora raggiungi i tuoi fratelli Elementi e lasciami solo… Destino ha molte cose di cui occuparsi.

-Sì, Padrone.

Il mostro artificiale lascia la stanza, risalendo le scale in pietra sotto le quali si annidano complessi sensori. Il Dottor Destino accede ai suoi più potenti computer, i cui dati gli vengono mostrati in un ologramma visibile solo con le sue onde cerebrali.

-Valori psicometrici della popolazione sotto controllo… perfetto. Ha funzionato, se mai c’è stato alcun dubbio. Questi demoni non possono più mettere piede nella mia Latveria, poiché ho portato qui una porzione di inferno… e niente può dannare ulteriormente le anime dell’inferno, sia che questo sia reale o artificiale. Un vero peccato aver dovuto sprecare questo incantesimo, ma la sicurezza del mio popolo viene prima di qualunque altra cosa.

L’ologramma cambia forma, diventando un mappamondo. Una carta della distribuzione delle energie mistiche si sovrappone; la maggiore concentrazione è nell’America orientale.

-New York City… abbastanza prevedibilmente… è il centro del fenomeno. Di certo sei un’ingenua, Darklady, se pensavi di poter agire senza il tacito permesso di Destino. Gioca pure con i tuoi servi, se è questo che vuoi. Gioca pure con il mondo, ma non osare interferire con i miei piani. Speravi di tenermi impegnato, mandando qui le tue orde di demoni prima che nel resto del mondo ? Un’ingenua, davvero. Non provo altro che pena per chiunque tenterà di torcere un capello ai miei sudditi.

Gli ologrammi svaniscono, e passando sopra il pentagramma Victor esce dalla stanza umida, salendo le scale su cui ci sono sottili orme di zolfo.

“Approfitterò della distrazione per continuare il mio lavoro sui Protocolli Richards. Perché fare aspettare la dominazione mondiale ?”

Sopprime il desiderio di ridere, in fondo l’ilarità mal si addice a un sovrano, anche se ha tutti i motivi per essere felice. Si limita a fare un ampio respiro, ora non più falsato dai filtri nasali. Però c’è qualcosa che non va. Non riesce a respirare, e l’elmo è troppo stretto. Un effetto dell’incantesimo ? Impossibile ! Lo avrebbe previsto ! Cosa può essere ? Cosa, cosa !?

-Basta !!! – grida, sentendosi soffocare sempre di più. C’è una sola cosa da fare.

Alla pressione di un pulsante nascosto, il suo guanto destro rileva la presenza di un anello multi-sfaccettato. Da esso partono decine di raggi invisibili, disattivando le chiusure automatiche della sua maschera. La strappa via, assaporando l’aria antica del castello.

La maschera cade a terra, e lui si appoggia il muro. Il guanto graffia leggermente le pietre, rimaste virtualmente inalterate per secoli. Cosa può essere stato ? Un malfunzionamento dei sistemi di sopravvivenza, forse ? E’ indispensabile una revisione completa di tutte le funzioni dell’armatura. Non può certo permettersi di restare senza, in fondo è da essa che dipende…

“Che pensieri sono mai questi ? Io sono Destino ! Cosa importa a me di-“

Solo ora alza lo sguardo, incrociando quello che gli è rimandato indietro dallo specchio. Maledetta vanità ! Perché deve essergli mostrato ancora quel volto deturpato, sfigurato ? Lui è Destino ! Destino, non quel volto orrendo !

Il vetro va in mille pezzi sotto il suo pugno, e le pietre del passato si incrinano sotto l’energia dell’armatura. I frammenti cadono a terra, sopra la maschera.

Tra i riflessi, Victor vede un demone spiegare le ali e fuggire dalla sua testa. Tra i frammenti mille altre cose, parti scoordinate della sua vita e dei quattro che lo hanno sempre ostacolato. Uno stivale metallico frantuma il vetro, mentre la sua mano recupera la maschera e la rimette al suo posto.

-Supera questo ostacolo, Richards. Nemmeno l’Inferno permetterà a te e alla tua famiglia di evitare la regale punizione.

“Anche tu riceverai la tua punizione, Victor…non temere, anche tu, un giorno, assaporerai il vero inferno” sussurra il vento che spegne il braciere infernale.

 

Appena scesi in strada, i due coniugi si separano per coprire una quantità maggiore di territorio e cercare di eliminare il maggior numero possibile di demoni.

Sue si dirige verso la 5th  Avenue dove pare si sia scatenato il caos. La Cappa delle Ombre sta tormentando i newyorkesi giusto nell’ora di punta! La strada più ricca della Grande Mela a quest’ora pullula di turisti, di gente che si reca a pranzo dopo una mattinata di lavoro, di uomini e donne più o meno famose che si danno allo shopping nei negozi più famosi del mondo. Questo è quello che accade solitamente, ma quello che accade oggi decisamente è insolito ! I manichini dei negozi d’abbigliamento inseguono clienti e commessi tentando di ucciderli. Dai negozi di elettrodomestici esce gente urlando di aver visto demoni sugli schermi dei televisori in vendita o di trapani, motoseghe e vari attrezzi da bricolage che fluttuano come fossero vivi. Dal megastore della Virgin dei CD schizzano come proiettili affilati conficcandosi nelle pareti circostanti. Gli idranti sparano potenti getti d’acqua sui passanti e sulle auto causando incidenti. La Donna Invisibile si arma di un’asta  di campo di forza e si dirige verso un gruppo di goblin e demonietti vari che stanno fuoriuscendo dai tombini in mezzo alla strada. Sembra un “Bruce Lee in gonnella”, le lezioni con Pugno d’Acciaio sono state preziose.

 

In quel mentre, anche a Yancy Street il caos dilaga. I barboni scappano dai vicoli, dove si radunano di solito, inseguiti da bidoni dell’immondizia in fiamme con gambe e braccia, che li terrorizzano con una frusta infuocata. Le vecchine scappano dai carrelli per la spesa che lanciano contro di loro scatolame vario. I  bambini fuggono impauriti di fronte ai giocattoli del negozio Toys’r’us della zona, che sembrano aver preso vita. Insomma, ormai tutta la città è un susseguirsi di oggetti normalmente inanimati che si animano e terrorizzano la popolazione. Dagli angoli bui, nell’ombra sembra di scorgere ogni tanto occhi malefici ed un leggero odore di zolfo inizia a spargersi ovunque…

Benjamin J. Grimm è nato e vissuto in questo quartiere e adesso stenta a riconoscerlo. La gente scappa ovunque, alcune persone litigano furiosamente tra loro quasi cercassero un banale pretesto per uccidersi a vicenda. La cosa più strana è che, di solito, ogni visita della Cosa al suo vecchio quartiere era accolta da un nugolo di ragazzini festanti (e anche da vari scherzi più o meno pesanti della Gang di Yancy Street, ovviamente).

Mentre questa volta è del tutto ignorato, come se non ci fosse. Anzi, a volte, mentre cerca d’impedire una rissa o di proteggere qualcuno dall’assalto dei demoni che stanno assalendo la metropoli, la gente si terrorizza e scappa. E lo stesso incessante stridore che sta infiammando gli animi del mondo gli mette in testa strani pensieri, ignorati da una vita.

-Ma chi diavolo me la fa fare di stare dietro a questi pazzoidi ! Che se la sbrighino da soli contro questi demoni io ho di meglio da fare, anche se… Menare le mani non mi spiace, sarebbe bello potersi scatenare come fa Hulk !- Dice tra sé e sé il colosso arancione. Cammina come se niente fosse in mezzo alla strada, mentre intorno a lui la gente scappa urlando…

Si guarda attorno con  indifferenza e pensa: “Dal giorno in cui sono diventato la Cosa ho sempre seguito Reed, Suzie ed il marmocchio nelle loro imprese eroiche, ma sinceramente era solo una scusa per sfogare la mia rabbia e poter menare le mani. Io non ho mai voluto essere un eroe, volevo essere un pilota !!! Volare sui caccia militari è sempre stato il mio sogno, ma un pilota d’aerei da guerra troppo bravo, in tempi di pace, non può fare altro che accontentarsi di fare il collaudatore.”

Un gruppetto di demoni comincia ad andargli incontro. Ben si prepara controvoglia allo scontro, ma le creature infernali sono troppe per lui… o forse no? Lo sovrastano letteralmente, lo sommergono. Ormai è impossibile vederlo sotto questa spessa coltre di viscidi esseri. Grimm sente il loro tanfo di zolfo sempre più forte, tanto che non riesce quasi più a respirare. Cerca, quindi, di farsi largo e di emergere in superficie, quasi fosse a diversi metri sotto il livello del mare in apnea. Finalmente riemerge con grande naturalezza da un colpo di reni per rimuovere una ciocca di capelli dalla fronte.

Capelli ? CAPELLI ???

I demoni s’allontanano soddisfatti, lasciando l’uomo da solo a rimirare incredulo il proprio corpo nuovamente umano.

Finalmente, dopo anni, Ben rivede la sua pelle; gioisce nel sentire ancora il vento tra i capelli.

-Dio ti ringrazio !!! Finalmente sono di nuovo io, finalmente la Cosa è morta e resta solo Benjamin J. Grimm. Adesso posso essere un uomo normale, camminare tra la gente senza impaurire nessuno ! Potrò fare quel che fa la gente comune: amare una donna, avere dei figli, andare al cinema senza dovermi rifugiare nelle ultime file per non disturbare gli altri spettatori, passare inosservato come qualunque altra persona… Meglio tornare al FFP, voglio stendermi nella vasca da bagno per togliermi di dosso anche l’ultimo granello di polvere arancione che ho addosso e vestirmi persona normale e non da pagliaccio mascherato !

Detto questo Ben si dirige verso casa lasciandosi alle spalle una scia di distruzione. Mentre cammina indisturbato verso casa, viene fermato da una bella donna di colore dai capelli rasati che sta aiutando delle persone coinvolte in un incidente automobilistico.

-Signore ? Eh, lei ! Sono la Detective Charlotte Jones…presto, mi aiuti ! Devo tirar fuori questa bambina dall’auto prima che esploda. Non ce la faccio da sola e tutte le linee telefoniche sembrano intasate o fuori uso ! Dobbiamo portarla subito all’ospedale !-

L’uomo si guarda intorno e risponde con aria di sufficienza:

-Non è un problema mio bella, sbrigatela da sola, ho di meglio da fare… IO !-

Si volta e continua per la sua strada lasciando basita la Detective. Fortunatamente, altri passanti, poco dopo, l’aiutano a mettere in salvo la bimba. Ma non si dimenticherà di quell’idiota irresponsabile. Dopo aver salvato la bambina inizierà a chiedersi perché mai indossasse dei pantaloncini con il simbolo dei Fantastici Quattro…

 

“William Bentley” non potrebbe essere più contento della situazione. Nemmeno lui avrebbe mai potuto immaginare un’occasione così unica per studiare il comportamento umano. Controlla per l’ennesima volta il suo elmetto… sì, il suo cervello è schermato dal fenomeno che sta facendo impazzire la città. Il che è rassicurante, dopo tutta la fatica fatta per appropr- collaudare quella particolare tecnologia, normalmente al di là del suo campo.

La porta dell’ufficio si apre e viene sbattuta rapidamente. Una ragazza in abiti casual ma abbastanza appariscenti prende fiato, decisamente esausta.

-Qualche problema ?

-Tu che ne dici !? Una cosa sono i fan ossessionati da me, un’altra i fan che cercano di uccidermi !!!

-Questo, mia cara Thalia, è il mondo dello spettacolo.

-Stai isolando l’edificio, vero ?

-Naturalmente.

-Non puoi farlo con tutta la città ?

-E dove starebbe l’utilità ? E’ un esperimento a dir poco unico. Se potessi integrare questi dati con i miei…

-Vuoi dire quelli che hai rubato.

-Dettagli, Thalia, dettagli. Che ne è del tuo focoso amante ? Non dovevi tenerlo sotto controllo ?

-Prova tu a stare dietro a uno che vola !

-Come se fosse la prima volta…

-Se prova a non esserci alla consegna del mio Disco d’Oro, giuro che lo ammazzo.

-Questo privilegio spetta solo a me. E ti assicuro che più persone ascoltano le tue canzoni…e più questo diventa probabile…

 

Nel frattempo sulla 5th Avenue Susan Richards lotta accanitamente contro un gruppetto di goblin. Protetta da un’armatura costruita col suo campo di forza ed armata con un’asta dalle medesime origini la donna si fa strada mettendo KO diversi mostriciattoli. Con la coda dell’occhio scorge un bambino inseguito da alcuni demoni. Materializza un ponte volante che la solleva e la porta sopra il bambino. Il piccolo s’è rifugiato all’interno d’un vicolo cieco, non ha possibilità di fuga. La cassetta della posta indemoniata che lo insegue vuole mangiarlo, ma la Donna Invisibile la blocca in una bolla solida che si restringe sempre più fino a stritolarla. Una volta tolto di mezzo il demone Sue scende verso il bambino che corre via in lacrime. Rimasta sola nel vicolo si guarda intorno spaesata, gustandosi il minuscolo momento di calma che le è concesso. Alla sua destra scorge l’insegna luminosa di un  sexy shop nella cui vetrina un manichino veste una parure sadomaso di pelle nera: maschera, corpetto, perizoma e stivaloni con tacco a spillo. “Quel manichino ha più o meno le mie stesse misure, potrei prendere quel completino per fare un regalo a Reed per il nostro anniversario, ma probabilmente lui finirebbe per pensare che Malice mi sta influenzando di nuovo…” Il pupazzo in vetrina si anima tutto d’un tratto e diviene la parte più spietata e disinibita di Susan Storm: MALICE !!!

 

“Finalmente a casa !” Esclama Grimm spogliandosi della sua uniforme e dirigendosi verso la stanza da bagno. Una volta nella camera, davanti ad un grande specchio, l’ex Cosa si rimira soddisfatto pensando: “Sembra strano entrare di nuovo a casa con il mio vero corpo… E’ da tempo che non guardo i miei bicipiti gonfiarsi. C’ho faticato per renderli così grossi all’università.” Ben Grimm gira per casa con l’asciugamani attorno alla vita, prepara in salotto il televisore sul canale dei film di guerra, mentre la vasca da bagno è ormai pronta ad accoglierlo.

Appena accende la tv viene assalito dalle immagini che arrivano da tutto il mondo. Ovunque i demoni dilagano, come può uno come lui restare a guardare ? E’ stato sui campi di battaglia; ama la sua patria e la sua città e non vuole che diventino un Inferno in terra !!! C’è una cattiveria peggiore – e più diffusa – del restare a guardare gli altri che soffrono, infischiandosene totalmente ?

Questo pensiero scatena nel suo petto un bruciore, la pelle pizzica, sente che il suo corpo si sta ingrandendo ancora… In un attimo il suo pigiama e le sue ciabatte vanno in brandelli e sul divano torna ad esserci l’amabile Cosa dagli occhi blu !

 

-Salve Sue, era da tempo che non ci vedevamo noi due non credi ? Hai sentito molto la mia mancanza vedo. - Esordisce sogghignando da sotto la maschera nera.

-Pazza psicopatica… come hai fatto a venire fuori ancora una volta ?!

-Beh… devo ammettere che questo clima di crudeltà e terrore mi rende più facile venire fuori dalla tua testolina bacata. – Sue, rabbiosa, sferra una bordata con la sua asta verso Malice, ma la manca clamorosamente e finisce col distruggere la vetrina.

-Ma guardatela… La gattina ha tirato fuori gli artigli ! Vedo che cerchi di imitare invano il mio stile !!! – La donna in pelle nera schiva agilmente tutti i colpi della signora Richards. Il che, essendo entrambe praticamente la stessa persona, non deve stupire più di tanto…

-E’ inutile che tenti di sorprendermi con qualche mossa di karatè Susan. Ricorda, io sono sempre con te, sono la parte migliore di te, quella più disinibita e più vera. C’ero anch’io insieme a te e a Pugno d’Acciaio, non dimenticarlo mai. – Anche Malice adesso ha un’asta con cui combattere. Il loro combattimento è particolare. Le due donne di muovono in maniera speculare. Sembra quasi di vedere una lottatrice allo specchio.

-Dannata Malice, t’ho sconfitta una volta e posso farlo ancora. Non ti permetterò di prendere il controllo. Ho imparato molto da allora. So controllare le mie frustrazioni e so come sfogarle. – Mentre pronuncia queste parole riesce a prendere di sorpresa l’avversaria e l’imprigiona in un campo di forza impenetrabile. –E’ inutile che tenti di liberarti. Sono io la parte dominante, ho io il controllo e non intendo lasciarti rovinare la mia famiglia !!! Stavolta ti farò sparire per sempre…

D’un tratto l’attenzione della Donna Invisibile viene attirata dalle urla che arrivano da dietro l’angolo. Gira un attimo lo sguardo verso la 5th Avenue e poi di nuovo nel vicolo. Malice è tornata ad essere soltanto un manichino dietro la vetrina rotta di un sexy shop. Susan, sorpresa, guarda i frammenti di vetro in terra per un attimo, poi crea uno dei suoi ponti volanti e torna verso i combattimenti. Senza notare che la vetrina che ha appena rotto in realtà dà su un negozio in ristrutturazione… e vuoto.

 

Harold Pledgeworth è appena rientrato a casa, dopo una giornata a dir poco infernale. Prima viene licenziato dalla Morrison Pharmaceutics, per aver falsificato i risultati del suo esperimento. Lui ha cercato di spiegare il coinvolgimento degli Elementi del Destino, ma dopo che il loro scontro con i Fantastici Quattro aveva distrutto tutte le prove c’era poco da fare. Tra l’altro, sembrava che tutti al lavoro oggi avessero tirato fuori il loro lato peggiore.

Poi il conducente dell’autobus che doveva riportarlo a casa decide di non farlo salire perché non gli piace la sua faccia. Il successivo decide di fare il viaggio che ha sempre sognato e lo porta oltre l’East River con un percorso molto alternativo.

Ora, dopo ore a cercare un modo di tornare a casa, ci è riuscito. Crede che niente possa peggiorare la giornata, quando prima di mettere le chiavi nella serratura vede che è stata scassinata. Entra timoroso nell’appartamento, notando che è scomparsa qualunque cosa con il minimo valore commerciale.

Sconsolato, si toglie la giacca e va in cucina. Forse è il momento di aprire la bottiglia di Bourbon che gli hanno regalato quindici anni fa. Non serve cercarla al solito posto: è sotto i suoi piedi, in mille pezzi e vuota. Prova ad aprire il frigorifero, ma anche quello è stato saccheggiato.

Si siede a terra, sbuffando. Si toglie gli occhiali per dargli una pulita.

-Se non altro, peggio di così non può andare.

Si muove qualcosa, dall’altra parte dell’appartamento. Rumore di vetri rotti. Harold si alza in piedi, uscendo con calma dalla cucina. Dall’altra parte della porta vede un demone, un essere mostruoso dai piedi caprini ed una lunga coda pelosa… insomma, un demone, i dettagli contano poco.

Si avvicina sorridendo, o forse ringhiando, non è molto facile capirlo. Harold indietreggia: vorrebbe scappare, ma sicuramente il demone può raggiungerlo in tempo.

-Stammi lontano !!! – gli urla, sperando di scoraggiarlo. Ma il demone è divertito dalla reazione, e si avvicina. Sbatte contro qualcosa, ad un paio di metri da lui, mentre Harold sta già per rannicchiarsi ed aspettare la morte.

Il demone tasta la barriera invisibile, inizia a spingere, ma non riesce a passare. Porta le dita alla bocca e fischia. Harold inizia a rialzarsi e spera che qualunque cosa stia fermando il demone continui a farlo; almeno fino a quando non sente una mano sulla spalla. Si volta di scatto e rabbrividisce alla vista di un altro demone, che sta per afferrarlo. Urla di puro, incontaminato terrore. Sente un fortissimo calore ed un vento caldo fortissimo che gli fa chiudere istintivamente gli occhi.

C’è un boato tremendo, che scuote tutto il palazzo. Harold perde conoscenza per qualche istante, e poi riapre gli occhi. Gli effetti dell’esplosione gli sono immediatamente chiari: l’intero appartamento è stato spazzato via, e non resta che uno spesso strato di polvere sopra le pareti sventrare degli altri appartamenti.

“Cos’è successo !? E’ scoppiata una tubatura del gas ? Ma il contorno dei detriti è sferico… lo scoppio doveva essere proprio sotto… di… me…”

Al centro del buco creato agli ultimi piani del palazzo, Harold Pledgeworth comprende di essere l’unico responsabile di tutte le stranezze che gli sono capitate… e di avere in qualche modo provocato l’esplosione. Poi lo scienziato lascia il posto all’uomo, che si mette a piangere in ginocchio, in mezzo ai resti di tutto quello che gli era rimasto.

“Attento a quello che dici…” sussurra una voce tra le ombre “…e a quello che desideri. Le cose vanno molto peggio del previsto…”

Alcuni frammenti del piano di sopra tremano, arrendendosi alla forza di gravità. Un pezzo di pavimento cade sulla spalla destra, lacerando la camicia che è una delle ultime cose che gli sono rimaste. Data la situazione, non nota che non si è fatto neanche un graffio. E non nota neanche il piccolo tatuaggio che ha sulla spalla.

Due grandi linee perpendicolari, che si incrociano con altre due più piccole; una specie di mezzaluna racchiude il tutto. Sembra una stella… un marchio delle stelle, su quest’uomo che adesso ha perso tutto quello che aveva. Tranne quello che sembra una stella. Tranne lo Starbrand.

 

Ore dopo. La battaglia procede senza sosta, in una città in cui a milioni di cittadini impazziti si è aggiunto un numero imprecisato di demoni.

La Torcia Umana è circondata, impossibilitata ad agire per il timore di ferire gravemente gli umani. Un demone gli salta in faccia, ma, prima di poterlo sfigurare, viene afferrato da una gigantesca mano arancione, che lo stritola facendolo esplodere in polvere.

Alcuni umani vengono racchiusi in campi di forza, altri allontanati da un braccio deformato in un modo impossibile, ed adesso c’è la sicurezza di poter fare qualche demone alla brace senza troppi sensi di colpa.

Nel giro di trenta secondi, insieme, i Fantastici Quattro sconfiggono più demoni di quanti ne abbiano sistemati in un giorno di lotta indiscriminata.

-Dove accidenti siete stati !? – chiede Susan con tono nervoso. Ancora non sopporta il pensiero di essere lontana da Franklin con questo caos mondiale, ma almeno si è assicurata che stia bene…

-In giro – rispondono all’unisono il fratello e il migliore amico, che distolgono lo sguardo. E per un istante riprendono i pensieri che li hanno attanagliati per ore…

“Forse Reed aveva ragione, forse il problema di essere bloccato nelle sembianze della Cosa è psicologico !”

“Il mio lato negativo non era molto diverso da come mi comporto normalmente…sono davvero così ?”

-Ora basta con queste facce – interviene Reed, il ritratto della risolutezza in questo momento – Il mondo ha bisogno di noi. Siamo i Fantastici Quattro, prima di tutto, e non possiamo permetterci di cadere come tutti gli altri.

Susan e Ben sono in parte rincuorati da quelle parole, ma Johnny finge soltanto di essere d’accordo.

“Forse per te, Reed…tu hai una vita oltre i FQ, ma io ?”

-Con tutto quello che ci è successo in questi anni – conclude Susan – abbiamo dovuto accettare i nostri lati peggiori, per andare avanti. Ma ne siamo usciti integri.

Un pensiero si insinua ancora nella mente di Reed, un pensiero che parla con una voce diversa dalla sua…

“Pensi davvero di essere una persona sola ?”

-Non è esatto, Susan.

Tutti si aspettano la solita lunghissima spiegazione super-scientifica, ma…

-Non siamo mai una persona sola in ogni situazione. E specialmente noi: non siamo mai soli, siamo una famiglia. Non si tratta solo di contare l’uno sull’altro, ma sull’essere ognuno una parte del tutto. Siamo un gigantesco gioco di specchi, e non abbiamo mai tutti i pezzi delle nostre anime. Solo restando assieme siamo completi.

-Tutto questo per dire “E’ tempo di distruzione, prendiamo a calci nel didietro un bel po’ di demoni”, Reed ?

-Precisamente, amico mio…precisamente.

“Pensi davvero di essere una persona sola ? No, e non ho mai voluto esserlo”.

 

Più tardi ancora. A New York scende la notte, ma a Latveria non è ancora il tramonto. Centinaia di robot presidiano i cieli, abbattendo gli sporadici demoni.

Piccoli velivoli sorvolano ogni città, diffondendo ordini e restrizioni…

-Attenzione, cittadini di Latveria. Per la vostra incolumità, è severamente vietato lasciare le proprie abitazioni. Cibo e beni di sostegno saranno distribuiti automaticamente. Vi ricordiamo che la disobbedienza equivale alla morte. Attenzione, cittadini di Latveria. Per la vostra incolumità…

In una delle caserme dell’Esercito Reale, Dieter Shenkie cerca di distarsi osservando le fiamme del camino, senza ascoltare le grida di aiuto dell’uomo che viene portato via da un robot volante.

-Soldato Denkov, Josef: questa unità ti condanna a sei mesi di prigionia nel Campo di Riabilitazione alla Integrazione Sociale, per ordine del nostro sovrano Victor Von Doom. Per la sua incolumità, è pregato di non opporre resistenza.

-Aiutatemi !!! Per l’amor del cielo, aiutatemi !!!

Dieter decide che è un buon momento per lucidare le sue armi. Pensa “Accidenti a te, Josef, non potevi stare zitto !? Te la sei andata a cercare…”

Poi si rende conto che a Latveria pensare può essere molto, molto pericoloso… meglio obbedire, per la propria incolumità.

 

FINE ?

 

[iii]NOTE

 

 

Prendere in gestione una serie a poco meno di due mesi dall’inizio di un cross-over non è una delle cose più facili che potessero capitare.

Nonostante qualche difficoltà (non c’è stato tempo o spazio per sviluppare alcuni concetti e personaggi, purtroppo), i Fantastici Quattro non potevano assolutamente mancare all’appuntamento. Ne è uscito un episodio sicuramente anomalo ma, ci auguriamo, abbastanza interessante.

Ora sappiamo che dietro il furto dei Protocolli Richards c’era Destino – andiamo, avevate veramente dei dubbi ? – e che dietro ai guai del signor Pledgeworth c’è nientemeno che lo Starbrand ! Vi ricordo che il “marchio delle stelle” è tornato nell’universo Marvel nella serie MarvelIT di Quasar: maggiori dettagli su cosa ci faccia in mano allo scienziato sfortunato nei prossimi numeri !

 

 

[iv]ANTEPRIMA

 

 

Nel prossimo numero: un dialogo diverso da tutti i precedenti tra Reed e Destino: dichiarazione di guerra o tentativo di alleanza ? Cosa sta succedendo a Latveria negli ultimi tempi, e perché tutti gli altri paesi – America inclusa – cercano di tenersela buona più del solito ?